La rassegna stampa guarda ai popoli del Mediterraneo
di Luigi Tallarico
La settimana biennale d’arte, mentre dal Mediterraneo provengono echi di guerra, ha voluto guardare proprio al mediterraneo per segnalare la continuità di quei valori di arte-vita che hanno rappresentato la costante direttiva delle nostre rassegne che si ripetono da circa trent’anni. Infatti, fin dalle prime edizioni, le biennali di Monterosso, attraverso la visione dei maggiori artisti del nostro tempo, hanno guardato ai valori tradizionali della vita con l’intento di segnalare e valorizzare la “tradizione del nuovo”. Da qui le nostre monografie sui protagonisti e le correnti espressive dell’arte contemporanea, tese a privilegiare la tradizione che si tramuta in un passaggio di modernità. Gli artisti che hanno compenetrato i segni della razionalità con i moti della passione, sono indirizzati all’unità degli elementi contrapposti e alla comune identità che da nazionale ha incontrato l’Europa. L’odierna biennale è incentrata sul ricordo del centenario della nascita del reggino Enzo De Benedetto, l’artista futurista che al momento della nascita ha avuto la percezione della luce dallo Stretto, segnando la spinta virtuale verso lo spazio aperto e l’emozionalità lirica, per cui si può confermare che nella formazione dello stato d’animo delle sue espressioni ha inciso l’atmosfera della meridionalità, mentre nel “ ritmo di segni, di volumi, di piani, di gamme astratte e concrete” è da intravedere quel bisogno del nuovo che ha mosso gli artisti del secolo appena trascorso. D’altra parte, Vincenzo Caridi, che ha frequentato la Scuola d’Arte “ Mattia Preti” fondata nel 1929 a Reggio e che ha partecipato alle mostre calabresi sostenute dall’intelligente attività di Frangipane, ha certamente conosciuto l’artista reggino Enzo Benedetto divenuto uno dei più importanti futuristi, certamente autorevole quanto futuristi calabresi da Boccioni e Marasco ed a Berardelli. Si dee infatti a Benedetto, come a Vincenzo Caridi, l’intuizione dell’unità della visione grafico-sonoro con il pensiero-azione. In virtù di questa contemperazione, i citati artisti calabresi hanno unificato la parola poetica con l’azione, l’immagine pittorica con il pensiero, anche politico, nell’ambito di quel tempo-spazio vitale e dinamico che dal meridione porterà all’Europa. La stessa ansia del nuovo ha accolto Mimmo Rotella nato a Catanzaro e scomparso di recente allorché nel 1965 a Parigi tenderà a ricostruire l’immagine piana della stampa, utilizzando i mezzi esclusivamente fotomeccanici come era stato sperimentato dagli artisti dell’arte meccanica futurista.